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Crocifissi in aula, supplenti fuori, famiglie dimenticate
Scritto da Fla.Fil.   
mercoledì, 04 novembre 2009 23:55

Discussioni e polemiche seguono puntualmente la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che stabilisce che il crocifisso appeso nelle aule scolastiche italiane viola la libertà dei genitori di scegliere come educare i propri figli.

Per discutere sarebbe bene conoscere PRIMA i fatti: il sito italiano della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo  spiega chiaramente che si tratta di una istituzione ben diversa dalla Corte di Giustizia, che si occupa invece di questioni interne dell'Unione Europea. I paesi aderenti alla Convenzione sono attualmente 41, ben più di quelli aderenti all'Unione.

Per conoscere i fatti è bene leggere la sentenza (per adesso disponibile solo in francese), ecco intanto il comunicato stampa della Corte in francese e inglese. Il testo parzialmente tradotto su CittadinoLex

Evidenzio che il ricorso è stato presentato da una cittadina italiana di origine finlandese e non da un gruppo di talebani.

In secondo luogo il ricorso della signora Soile Lautsi si basa su una precedente sentenza della Corte di Cassazione italiana che, nel 2000, ha riconosciuto che i crocifissi esposti nei seggi elettorali violano il principio di laicità dello stato. In questo caso, invece, si è pronunciata la Magistratura amministrativa (TAR e Consiglio di Stato), mentre la Corte Costituzionale (sentenza 389 del 2004) si è dichiarata non competente in materia perchè il giudizio non riguardava la costituzionalità di leggi.

ll TAR del Veneto (sezione terza sentenza 1110 del 2005 ) e il Consiglio di Stato (sezione 6, sentenza 556 del 2006) hanno respinto il ricorso affermando rispettivamente che il crocifisso è sia un simbolo della storia e dell'identità italiane sia un simbolo di uguaglianza, libertà e tolleranza, mentre il CdS affermando che la croce è diventata il simbolo uno dei valori della Costituzione italiana e rappresenta i valori della vita civile.

Secondo il comunicato stampa e la sentenza, la Corte Europea però non è riuscita a comprendere come l'esposizione nelle classi delle scuole statali di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire il pluralismo educativo che è essenziale alla salvaguardia di una "società democratica" così come è stata concepita dalla Convenzione e riconosciuta dalla Corte Costituzionale Italiana.

L'esposizione obbligatoria del simbolo di una determinata confessione in strutture utilizzate dalle autorità pubbliche e specialmente nelle classi, riduce il diritto dei genitori di educare i loro figli in conformità con le loro convinzioni e il diritto dei bambini d credere o meno.

La Corte ha ritenuto violati l'articolo 2 del Protocollo n. 1 (il testo del Protocollo ) e dell'art. 9 della Convenzione (il testo della Convenzione, in italiano, formato pdf

Per tutti i politici difensori della famiglia e dalla memoria corta riporto l'articolo 2 del protocollo del 1950:

"Diritto all’istruzione

Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di assicurare tale educazione e tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche".

La sentenza arriva in un momento molto adatto per far dimenticare i i precari senza lavoro, le classi sovraffollate, la mancanza di sicurezza degli edifici (strano che si parli sempre di sicurezza ma non di quella delle scuole) e infine i tagli in arrivo alle scuole superiori. Forse questo spiega le polemiche furiose e le dichiarazioni non meditate e spesso dimentiche dei fatti.

Per finire l'elenco dei giudici (che siano comunisti anche loro?):

Françoise Tulkens (Belgio), President, Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Danutė Jočienė (Lituania), Dragoljub Popović (Serbia), András Sajó (Ungheria), Işıl Karakaş (Turchia).