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E' legge: proibito disturbare cacciatori e pescatori
Scritto da red2   
martedý, 10 gennaio 2017 19:20

Con ventisei voti favorevoli, quattordici contrari e sei astenuti, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il Pdl n. 182, presentato dal consigliere regionale Sergio Berlato (FdI-An-MCR), che prevede la comminazione di sanzioni amministrative contro chi, intenzionalmente ed illecitamente, pone in essere azioni di disturbo contro l’attività venatoria e piscatoria.
Secondo la maggioranza si prefigge di consentire il libero e pacifico esercizio della caccia e della pesca, ovvero due attività regolamentate dalla normativa italiana ed europea e la cui pratica è subordinata al pagamento di tasse di concessione, attraverso l’applicazione di sanzioni amministrative nei confronti di quanti, intenzionalmente ed illecitamente, ostacolino le succitate attività”.
Promotore della legge l'autonomista Berlato, leader storico dei cacciatori veneti.
Il testo è stato però subito preso a schioppettate dalle opposizioni.
“Una Legge inutile e sbagliata che va a sanzionare chi potrebbe impedire l’attività venatoria. Non sono certo queste le emergenze dei veneti ed è assurdo che ancora una volta l’aula consiliare debba essere ostaggio di Berlato”. Lo affermano in una nota i consiglieri regionali Andrea Zanoni (PD) e Cristina Guarda (AMP), sostenendo come “ci sia già il Codice Penale per punire comportamenti estremi, che in Veneto non si sono mai verificati, come testimonia la mail- autogol del consigliere Berlato, mentre nel caso rappresentato si vuole approvare un provvedimento che va a colpire in maniera pesante un elenco lunghissimo di soggetti, solo per favorire una piccola lobby, i cui interessi vengono elevati a valore assoluto”. “Abbiamo presentato numerosi emendamenti – ricordano i consiglieri regionali - per tutelare i proprietari terrieri, chi svolge attività ricreative o sportive all’aperto e anche le stesse guardie venatorie, messe a rischio da un provvedimento sbagliato, pericoloso e probabilmente illegittimo”.
“La legge sul disturbo venatorio è un doppione di quanto è già previsto dal codice penale”. A dirlo, con riferimento alla seduta odierna del Consiglio regionale del Veneto dedicata ai temi legati alla caccia, è il Consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Simone Scarabel il quale propone “un’alternativa innovativa che potrebbe evitare incidenti di caccia. Non si tratta di essere pro o contro l’attività venatoria e nessuno vuole difendere i delinquenti perché esistono già gli articoli del codice penale che puniscono comportamenti estremi con pene molto pesanti, che arrivano a 4 anni di reclusione. Noi vogliamo solo impedire un uso anomalo di questa legge, volta a impedire la libera circolazione dei cittadini durante la stagione della caccia”.
“Il Consiglio regionale del Veneto è ostaggio di Sergio Berlato e della lobby dei cacciatori, mentre le esigenze dei veneti vengono messe ancora una volta in disparte”. A dirlo è la Consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin

Migranti, no del Veneto al nuovo piano di distribuzione
Scritto da red2   
martedý, 10 gennaio 2017 19:20

“Abbiamo appreso ora del nuovo piano concordato tra ministero dell’Interno e Anci nazionale che prevede la redistribuzione obbligatoria in tutti i comuni del Veneto di 14.560 migranti, con una quota minima di 6 assegnati per i comuni sotto i duemila abitanti. Un piano, peraltro, che non è stato concordato con l’Anci regionale, e che sotto il profilo tecnico, giuridico e di gestione presenta numerose criticità e incognite. A cominciare dai vincoli di obbligatorietà che il governo intende far valere nei confronti delle amministrazioni locali”. E’ la prima valutazione espressa dall’assessore al sociale Manuela Lanzarin, in rappresentanza della Giunta regionale e del presidente Luca Zaia, al tavolo di coordinamento regionale, convocato dal prefetto di Venezia, con i rappresentanti delle prefetture venete, dell’Anci, del comune di Venezia e con il capo dipartimento del Viminale per l’Immigrazione, Mario Morcone, collegato in videoconferenza, che ha illustrato il piano governativo per ripartire i richiedenti asilo tra tutte le regioni in quota proporzionale al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali.
“Mi chiedo cosa farà il Viminale con le amministrazioni che hanno detto no all’accoglienza diffusa o che non riusciranno a farsi carico della quota obbligatoria assegnata”, ha proseguito l’assessore, che ha preferito condurre il confronto sul piano tecnico, lasciando il giudizio politico al confronto tra i governatori delle Regioni e il ministro Minniti, in programma il 19 gennaio a Roma.
“Al prefetto Morcone, ai prefetti veneti e ai sindaci dell’Anci – spiega l’assessore al Sociale – ho ribadito che il Veneto ha già dato, e sta continuando a dare, in termini di accoglienza.  Con 517 mila immigrati residenti e integrati, pari al 10,4 per cento della popolazione, e quasi 30 mila migranti arrivati a seguito di sbarchi ed esodi, il Veneto è la terza regione d’Italia per numero di presenze straniere, alle spalle di Lombardia e Sicilia.  I dati del Ministero e delle Prefetture smentiscono i luoghi comuni: qui in Veneto non facciamo barricate, siamo una regione accogliente. Ma pretendiamo di sapere chi accogliamo e con quale progetto di vita. Non intendiamo avallare in alcun modo l’attuale gestione caotica, improvvisata  e fallimentare dell’emergenza profughi, né nuove misure impositive. La riproposizione della distribuzione coercitiva e capillare dei migranti in base a un parametro numerico, senza garanzie, senza aver rivisto la nostra legislazione in materia di asilo e immigrazione, senza un piano europeo di ricollocamento e in assenza di accordi bilaterali per il rimpatrio di chi non ha diritto allo ‘status’ di rifugiato,  rappresenta una ulteriore ‘bomba’ per il tessuto sociale e la sicurezza del paese”.
“Al prossimo incontro dei governatori del 19 gennaio a Roma con il ministro Minniti, il presidente Zaia avrà occasione di confrontarsi personalmente con il governo e il piano del Viminale – ha aggiunto Manuela Lanzarin – Ma la posizione della Regione Veneto è nota. Su 30 mila nuovi arrivati in Veneto negli ultimi tre anni  solo 1 su 3 ha i requisiti per essere accolto come profugo  Il Veneto è disponibile ad aiutare chi ha effettivamente diritto alla protezione internazionale, ma non  può e non vuole mettere in crisi il proprio sistema di welfare per dare ospitalità a chi non ne ha diritto”.
“L’accoglienza diffusa, affidata alla buona volontà di sindaci, associazioni e privati, senza una precisa catena di interventi preventivi che fermi chi non ha diritto ad entrare nel nostro paese, rappresenta solo l’ennesima illusione per governare un fenomeno che sta assumendo dimensioni planetarie. Non ci servono i ‘pannicelli caldi’ o le soluzioni ‘tampone’, dobbiamo mettere un argine alle partenze dalle coste africane, con centri di identificazione in loco, accordi con i paesi della sponda sud del Mediterraneo e corridoi umanitari per i veri rifugiati”.

Migranti, in Veneto spesi 3 milioni in due anni
Scritto da red2   
martedý, 10 gennaio 2017 19:20
Gli "irriducibili razzisti veneti" hanno speso, in meno di due anni, circa 3 milioni "per visite, esami e cure agli immigrati". A sottolinearlo il presidente del Veneto, Luca Zaia, evidenziando i costi sanitari sopportati dalla Regione per l'assistenza agli immigrati e le azioni di prevenzione rivolte alla salvaguardia della sanita' pubblica, che emerge dall'aggiornamento del report sulla situazione della popolazione migrante realizzata dalla Direzione Prevenzione e aggiornata al novembre 2016. 
"Adesso vediamo come verra' risarcito questo ingente impiego di risorse - dice Zaia - da parte di chi continua a scaricare sui territori e sui Sindaci i problemi, e i tanti costi, giustificando il tutto con la parola emergenza, che tale non e' perche' l'ondata migratoria e' cosa nota da almeno quattro anni. Roma deve ora porsi il tema urgente di rimborsare la spesa ai cittadini veneti contribuenti, perche' questi non sono fondi ne' europei ne' statali. Li ha messi il Veneto, usando soldi dei veneti, per garantire la sanita' pubblica e la salute delle persone. Tutte, compresi gli immigrati. Ora questi tre milioni devono tornare a casa". Secondo un report, da maggio 2015 a novembre 2016, sono state effettuate 19.000 visite a cura del personale dei servizi di igiene pubblica sul territorio; 7.300 sono state le visite specialistiche; 25.000 le vaccinazioni somministrate; 11.000 e test di Mantoux (per la Tbc) effettuati; 8.600 le altre prestazioni di vario tipo, delle quali 2.600 radiografie al torace. "A fine anno - fa notare il Governatore - in Veneto erano arrivati complessivamente 32.862 stranieri, dei quali 14.075 rimasti nei luoghi di accoglienza e 18.707 spariti nel nulla. 'Fantasmi' dei quali nessuno sa nemmeno nome e cognome, figuriamoci come stanno, cosa fanno, se delinquono, se soffrono, se sobillano qualche radicalismo religioso".
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