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Mostre, merda di santo in catalogo PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Pavoni   
sabato, 21 giugno 2008 03:31

 
EDITORIALI

Duane Michals è tipo simpatico.
Vicino agli ottant'anni, ha gli occhi vispi di chi ancora si sorprende della vita e di chi ama sorprendere.
Dice "Sono in Italia per candidarmi contro Berlusconi, come Presidente.
Ho provato a candidarmi contro Bush, ma non ci sono riuscito.
Adesso provo in Italia.
USA e Italia sono due Paesi che hanno bisogno di aiuto.
Votate per me".
Sarcastico, Michals sforna battute antiberlusca in casa della roccaforte del PdL in Veneto, seduto a fianco dell'assessore, Erminia Perbellini, che tira le labbra per fare finta di sorridere.
Ma a preoccupare l'amministrazione (e forse a sorprendere il visitatore) dovrebbero essere toni e contenuti della mostra dell'artista americano.
Belle foto, ma artista scomodo per una giunta leghista che di legalità, pulizia, moralità, valori e decoro ha fatto parole d'ordine e fortune politiche.
In catalogo c'è qualche nudo con riferimenti alla signorina Klitoride... e vabbè.
Qualche fallico cetriolone dal titolo allusivo "Il trastullo"... e vabbè.
Foto di qualche vecchio travestito con sottotitolo in inglese in cui si parla di rimandi ai periodi escatologici di piscio/merda/vomito... vabbè anche qua.
Ma come la mettiamo con l'esibizione nel catalogo della mostra dell'opera "Dalla serie Merda di Santi Morti: le feci di San Francesco d'Assisi con una croce in fiamme per aggiungere blasfemia"?
Per molto meno i gruppi di tradizionalisti cattolici di Verona avevano scatenato campagne di stampa, iniziative politiche e allestito banchetti in piazza.
Per molto meno avevano tolto il sostegno a candidati (o apertamente sostenuto candidati come Tosi & C.).
In questo momento a Verona ci sono contemporaneamente una giunta a democrazia piramidale, con il sindaco Flavio Tosi che dispone su tutto, dettando linee politiche e culturali, e la mostra di un artista dichiaratamente gay, autore di numerosi scatti sulla condizione di gay, lesbiche e transex, allegramente eversivo nei confronti della religione.
Come giudicare tutto questo?
Un'inaspettata apertura verso tematiche e sensibilità lontane anni luce dalle parole d'ordine della Lega e di certa destra o uno stupidissimo incidente di percorso?
Ovvero: sapevano chi e che cosa portavano in mostra?
Un fotografo geniale, ma anche di sinistra, icona del movimento gay, antiberlusconiano e anti-Bush, irridente del feticismo da reliquia di certa religione?
Urge spiegazione: appena i tradizionalisti cattolici lo verranno a sapere, conosceremo anche noi la risposta dell'amministrazione.

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