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Papa-flop PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Pavoni   
venerdì, 20 ottobre 2006 05:00

 
EDITORIALE

Non sappiamo che scriveranno domani i giornali.
Noi stiamo scrivendo poco dopo la fine della giornata veronese di papa Ratzinger.
Certo è che l'annunciata invasione di fedeli non c'è stata.
Faceva un po' pena il Papa che sfrecciava velocissimo sulla papa-mobile in strade quasi deserte.
Pochissimi i curiosi scesi in strada lungo il percorso.
In Corso Porta Nuova c'era meno gente che negli altri giorni.
Piazzato in Bra davanti al municipio, il maxischermo (perché maxi? era roba da bar sport): davanti ad esso solo un gruppetto di curiosi, per lo più passanti.
L'unico vero bagno di folla è stato allo stadio, ovvero nell'unico punto dove era facile per parrocchie e organizzazioni religiose concentrare i fedeli, circa 42mila persone.
(Detto tra parentesi su Repubblica si parlava di 100mila e su La Stampa di 60mila: bastava che i redattori chiedessero ai colleghi dello sport per sapere la capienza massima del Bentegodi e non trasformarlo nel Maracanà).
Per il resto, i veronesi e i turisti nelle altre parti della città dove è transitato il corteo erano stupiti dalla scarsa partecipazione.
Siamo felici che il Papa sia arrivato a Verona, non lo siamo invece per i soldi spesi inutilmente.
Impossibile un bilancio esatto.
A fine evento la Protezione Civile regalava le bottigliette d'acqua ("ci hanno detto di non riportarle"), mentre per tutta la giornata i bus-navetta dell'AMT viaggiavano desolatamente vuoti dai parcheggi gratuiti verso il centro e lo stadio.
Non sappiamo chi abbia pagato i colorati foulard in regalo: regalati prima solo ai pellegrini doc, poi a tutti quelli che passavano, turisti giapponesi compresi.
Non sappiamo neanche chi ha pagato l'orgia di marmo e orpelli vari che adornavano lo stadio-altare per la messa papale.
Se a pagare è stato il Vaticano, ci va benissimo: il problema non è nostro, non siamo cittadini vaticani.
Riguarda tutti i veronesi, invece, l'inutile sperpero di denaro pubblico per una colossale struttura d'accoglienza servita quasi a nulla.
E non ci riferiamo solo ai bus gratis, alle centinaia di operai e agenti di polizia che hanno scoperchiato e poi sigillato tombini, rimosso auto e cassonetti, transennato ad asfaltato chilometri di strade...
L'elenco di quanto è stato fatto per i pellegrini-fantasma e non si fa quotidianamente per veronesi e turisti è lungo.
Per due anni Verona non ha avuto bagni pubblici adeguati al numero di visitatori (fino a un mese fa gli unici erano quelli in Bra). Le richieste avanzate all'assessore al Turismo Francesca Tamellini di bagni chimici non avevano trovato risposta.
Per il Papa, invece, sono miracolosamente apparsi 350 bagni chimici.
La penuria di parcheggi bus per i turisti - che pure portano più contante dei pellegrini - non ha ancora trovato una soluzione (se non insufficiente e a pagamento, lungo le mura in via Pallone).
Per il Papa, invece, sono miracolosamente apparsi parcheggi bus, e gratis, ovunque intorno al centro.
Potremmo continuare con gli esempi, ma chi in questi giorni ha potuto vedere all'opera la macchina organizzativa ha capito che la possibilità di fare c'è, manca la voglia o l'intelligenza politica per capire quando è il caso di farlo.
Ma gli effetti collaterali spiacevoli di una simile organizzazione non riguardano solo il vil denaro.
Per accedere alla zona del Vescovado era necessario il pass rilasciato dalla Cei.
Ovvero per camminare sul suolo italiano i cittadini italiani, non residenti in quel quartiere, avevano bisogno di un pass rilasciato da una organizzazione che appartiene e risponde ad uno Stato straniero come il Vaticano.
Capiamo... era il Papa.
Al quale tutti ci inchiniamo.
Dopo l'inchino, però, ci piacerebbe tutti imparassero a tenere la schiena dritta, soprattutto se devono spendere i soldi della comunità.
Vero Zanotto?

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