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Tosi peggio di Marino, Arena peggio del Colosseo PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Pavoni   
mercoledì, 07 ottobre 2015 23:29


EDITORIALI

Arena peggio (molto peggio) del Colosseo.
I turisti che lunedì 21 settembre volevano visitare l’anfiteatro hanno trovato i cancelli chiusi già alle 14.30.

Un gruppo di polacchi, ad esempio, che aveva pianificato l’itinerario nel nord Italia programmando la sosta a Verona compatibilmente con l’orario di apertura dell’Arena, non ha potuto entrare.
Alla guida locale, che pure aveva chiamato la mattina per verificare gli orari, era stata confermata la chiusura delle casse alle 15.30, come riportato anche sul sito internet del Comune.
Ma un’ora prima i cancelli erano già chiusi.
Ai turisti non è rimasto che sfogare la frustrazione sull’incolpevole guida accusandola di scarsa professionalità.
La fortuna di chi amministra Verona è di essere alla periferia dell’impero, per cui questi episodi, non infrequenti, non finiscono sulla stampa nazionale.
Il giorno dopo la chiusura anticipata, si è appreso che al personale della biglietteria era arrivato nel primo pomeriggio un ordine di chiusura immediata, senza ulteriori spiegazioni.
Molto peggio di quanto accaduto al Colosseo, dove invece la chiusura era stata annunciata per tempo, anche se non pubblicizzata.

Ma questo è solo un episodio e non il più grave.

Come ogni anno, prima e dopo la stagione d’opera, chi visita l'anfiteatro fa i conti con una gestione del monumento che la chiusura per tre ore del Colosseo è scandaletto da niente.
Ufficialmente la biglietteria dell’Arena chiude alle 18.30.

Per quasi 60 giorni d’estate, però, la chiusura anticipata alle 16.30: accade nelle sere d’opera, ma non è un grande problema, essendo tradizione ormai consolidata, nota ai tour operators. Le visite sono quindi programmabili con il dovuto anticipo.
Il problema nasce con tutti gli altri eventi non lirici, in altri quattro mesi (maggio, giugno, settembre, ottobre e anche in qualche data di luglio e agosto). Ogni concerto, a differenza della stagione lirica, ha esigenze diverse e non vi è una programmazione: conosciamo il calendario d’opera 2016, ma solo a primavera, forse, si comincerà a conoscere qualche data dei primi concerti pop.
Di solito - ma non è la regola – nelle serate di un concerto non lirico l’Arena chiude alle 15.30, però è capitato anche chiudesse tutto il giorno, oppure che chiudesse senza preavviso, anche con un’ora di anticipo sul già ridotto orario di visita, come il 21 settembre.

Ma il problema che irrita di più visitatori ed operatori turistici è il vergognoso sfruttamento dell’anfiteatro – nelle ore di apertura al pubblico – da parte del cantante di turno.
Molto spesso l’Arena già in mattinata diventa la sala prove per il concerto della sera o della sera dopo.
Prova microfoni, qualche smozzicone di canzone per testare il suono e, soprattutto, amplificatori alla massima potenza a shakerare i marmi romani.
I turisti spesso si sentono defraudati del diritto, acquisito comprando il biglietto d’ingresso, di godersi l’Arena.
Addirittura a volte viene loro impedito di scattare le foto.
Se il 21 settembre l’Arena aveva chiuso un’ora prima, il 22 settembre a chi entrava veniva proibito di fotografare ad un pezzo di anfiteatro.
Già alla mattina la band e qualche cantante che si sarebbe esibito quella sera con De Gregori erano sul palcoscenico a provare l’attacco di alcuni pezzi.
Nel frattempo i vigilantes del concerto andavano in giro sulle gradinate a proibire ai turisti di fare foto con la motivazione che si trattava di un “concerto privato”.
Sindaco e assessore al turismo dovrebbero avere il coraggio di spiegare se il monumento Arena, anche quando è aperto ai visitatori paganti, è il tinello privato di questo o quel cantante (ed è quindi scandaloso far sborsare ai turisti ben 10 euro per farsi spaccare i timpani e impedire loro di fare le foto) oppure se va considerato, per l’appunto, un monumento aperto al pubblico (e quindi vanno fatti controlli da parte della polizia locale per impedire che vigilantes in tuta nera importunino e intimidiscano gli ospiti in visita).
L’Arena è nelle disponibilità 24 ore su 24 di chi la affitta per cantarci la sera o, negli orari di apertura al pubblico, è a disposizione di chi paga per visitarla di giorno?

Non solo…
Durante il periodo dei concerti pop e rock, un terzo dell’Arena, ovvero il palcoscenico e tutta la parte retrostante, sono nascosti da un sipario nero alto venti metri, molto più grande di quello utilizzato dall’Isis come sfondo per le esecuzioni capitali nel teatro di Palmira.
Oltre ad avere un terzo di Arena nascosta, i turisti non possono quindi nemmeno fotografare se sul palco l’ultimo degli strumentisti sta strimpellando qualche accordo.
In compenso, anche la curva opposta al palco è ben poco fotogenica, visto che dalla platea è parzialmente nascosta dal gazebo sotto cui si esercitano al mixer i tecnici del suono.
Qua e là transenne, personale che sorveglia cavi volanti, vigilantes che impediscono di fare le foto, nastri bianchi e rossi di plastica tipo scena del crimine a delimitare spazi non visitabili a chi al contrario ha pagato per visitare il monumento.
E’ così ovvio che nei giorni di concerto l’Arena è in condizioni vergognose che all’ingresso un cartello si scusa con i turisti per il disagio e la parziale non fruibilità dell’Arena.

Ma i più penalizzati sono proprio i visitatori che hanno speso di più per conoscere la città.
Chi ha speso soldi oltre che per il biglietto di ingresso anche per prenotare una guida turistica non può usufruire del servizio visita, a meno che non si limiti a leggere il labiale della guida.
A prove in corso, gli altoparlanti spazzano via qualunque altro suono.

Pertanto, tra chiusure improvvise non annunciate, altoparlanti che sparano canzonette a migliaia di watt e sipari neri che nascondono l’anfiteatro, prima di lanciarsi in fantasiosi progetti di trasformazione dell'Arena in un circo coperto, la città e chi la amministra dovrebbero interrogarsi non sugli utilizzi futuri dell'anfiteatro, ma presenti.

Quando il sindaco di Verona, a proposito della chiusura del Colosseo, cinguetta su Twitter sulla necessità di “cacciare i dirigenti incapaci di gestire il patrimonio artistico. La situazioni è inammissibile” sottoscriviamo in pieno.
Vanno cacciati dirigenti (e perché no? Anche assessori e sindaci) incapaci di amministratore dignitosamente il Colosseo ma, a maggior ragione, anche anfiteatri più piccoli, più periferici, meno visitati e quindi di più facile gestione.
Davvero, ha ragione Tosi: “ la situazioni è inammissibile”

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