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Benetti, da Andreotti a Brancher PDF Stampa E-mail
Scritto da Alberto Pavoni   
sabato, 27 febbraio 2010 03:45

EDITORIALE

Nonostante la stazza, è un gran volteggiatore.
Piroetta da un partito all'altro, cambiando disinvolto casacca con la scusa di cercare il partito più cristiano di tutti.
E' un gran pretone della politica, nato come dc andreottiano quando era ancora ragazzo e quando gli andreottiani in Veneto (anni '80) non contavano nulla.
E gran poco hanno sempre contato.
Forse anche per questo, dopo tangentopoli, ha iniziato a zigzagare tra le sigle dei partitelli post-democristiani: forse neanche l'interessato ricorda tutte le tappe del suo girovagare, stando però sempre fermo, al Centro.
L'ultimo approdo, l'Udc, sembrava alquanto stabile: alquanto, ma non abbastanza.
E così Alberto Benetti ha detto ciao anche all'Udc e s'invola col PdL, che in teoria è un partito unico, ma che in realtà è ancora Forza Italia + Alleanza Nazionale, e che "visto da vicino", come direbbe il suo idolo di gioventù, Andreotti, è un arcobaleno di correnti.
Ecco, Benetti adesso nuota nella corrente di Aldo Brancher, il potente sottosegretario che poco appare ma molto fa.
Fine della storia?
Al contrario, si comincia adesso.
L'Udc protesta: ci spetta un nuovo assessore nella giunta Tosi, visto che Benetti - con deleghe a Istruzione e Politiche Giovanili - non è più roba nostra.
La Lega protesta a mezza voce: la cadrega di Tosi rischia di avere una gamba in meno, se si arriva alla rottura con l'Udc.
Forza Italia (brancheriani esclusi) è quella che, paradossalmente, protesta di più: la campagna acquisti non è piaciuta.
Un pesce in più nella corrente di Brancher indebolisce i seguaci di Galan.
Risultato: Forza Italia non vuole che il neoforzista faccia l'assessore, l'Udc pure ma per opposti motivi, la Lega perplessa avrebbe fatto a meno di questa grana.
Tosi tace, Benetti lo imita.
Stamattina, all'inaugurazione di una mostra d'arte, l'assessore sfoggiava allegria inconsueta per un carattere così dimessamente clericale.
Soprattutto esibiva un sussiego deferente verso "la Mimma" (Perbellini), assessore alla cultura in quota Lista Tosi.
Quando Mimma ha tossito Benetti ha allungato le bianche manine per stapparle una bottiglia di minerale; un secondo dopo ci ha ripensato e premuroso le ha chiesto se preferiva gassata o naturale; poi è intervenuto attribuendo i meriti della mostra praticamente a tutti, tranne che a se stesso, dicendo di essersi limitato modestamente a fare niente di più che il proprio dovere.
La mostra d'arte (al Palazzo della Ragione) ha un titolo esemplare: Past, Present, Future.
Sembra la sintesi della carriera politica di Benetti.
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